Tanzania - parchi e laghi del nord
Viaggio facile, pur svolgendosi in zone poco frequentate dove, a tratti, le strade sono dissestate e polverose. Guida parlante italiano, trasferimenti e safari in fuoristrada. 9 giorni e 7 notti.
12 AGOSTO 2007
Arriviamo in aeroporto alle 21.00 accompagnati da Valentina ed Armando. Siamo in anticipo perché in questi giorni di esodo pre-ferragostano il terminal di Fiumicino è andato in tilt: bagagli smarriti, voli cancellati o dirottati su altri scali, passeggeri inferociti… vedendo tutto questo in tv abbiamo deciso di essere previdenti. Infatti arriviamo davanti al banco dell’Ethiopian Airlines e non c’è ancora nessuno. Comunque sbrighiamo le formalità e finalmente ci imbarchiamo alle 00.10 e decolliamo per Addis Ababa. Il nostro bagaglio imbarcato è pesante perché abbiamo deciso di portare un buon numero di blocchi per appunti, matite, penne da lasciare sul posto.
13 agosto 2007
Viaggiamo con un 737 in realtà piuttosto stretto, comunque il volo dura circa 5 ore che, tra la cena e una lettura di giornale, passano in fretta. Arrivati in Etiopia, sostiamo 3 ore in aeroporto e poi ci imbarchiamo su un 767 molto comodo che dopo due ore arriva all’aeroporto Kilimangiaro di Arusha (1500 mt di altitudine). Scesi dall’aereo paghiamo 50 US$ cadauno per il visto turistico, ritiriamo i bagagli che sono arrivati ‘sani e salvi’, e incontriamo Erick la nostra guida che ci accompagnerà per il tour.
Abbiamo avuto un problema per il visto. Alcune nazioni dell’est Africa accettano solo US$ dell’ultima serie. Quelli in nostro possesso, pur essendo perfettamente a corso legale, erano di una serie precedente (riconoscibile dal volto raffigurato di dimensioni più piccole) e il poliziotto addetto non ha voluto accettarle. Abbiamo dovuto cambiarle con altre della serie nuova.
Erick è un giovane tanzaniano di 24 anni che parla un buon italiano perché ha studiato ad Arusha presso la missione di un prete italiano (don Filippo), oltre allo swahili e all’inglese. Notiamo che quando pronunciamo una parola che non conosce, Erick la scrive sul suo cellulare. Gli regaliamo uno dei blocchi del nostro bagaglio e lui, come uno scolaro diligente, inizia ad appuntare lì sopra la nuova parola, l’esatta pronuncia e la traduzione inglese; per questo c’è molto utile il dizionario tascabile Italiano-Inglese.
Usciti dall’aeroporto ci immettiamo nel caotico traffico di Arusha: la strada principale è asfaltata, ma tutt’intorno è solo fango. Al bordo della strada sostano vecchi autocarri (abbiamo visto anche alcuni Fiat degli anni ’60) in riparazione come anche pulmini e jeep sempre molto usurate. Presso un ufficio cambio acquistiamo scellini tanzaniani (1€ = 1720 Tsh) e finalmente arriviamo al Arusha Coffee Plantation lodge. E’ una piantagione di caffè nella quale sono ubicati confortevoli lodge, tutti con camino, e dai quali partono dei graziosi vialetti che si addentrano nella piantagione. Ceniamo nel bel ristorante del lodge. Mangiamo carne e pesce accompagnato da riso e verdure. Poi un’ottima selezione di formaggi serviti con Banana Bread, un pane dolce al sapore di banana, originale e buono! E’ stato anche economico: 20 euro in due. Alle 20.30 ci ritiriamo in camera; ci spruzziamo il repellente per le zanzare e ci infiliamo nel letto protetto da una grande zanzariera. Coperti da un caldo piumone ci addormentiamo: il viaggio è stato lungo e da domani si inizia il giro...
14 agosto 2007
Sveglia alle 6.30: CHE DORMITA!!! Italo esce dal lodge che è ancora buio per sincerarsi della temperatura; rientra immediatamente e si infila il maglione. Dopo colazione lasciamo la camera e alle 8.00 ci raggiunge Erick per una breve spiegazione sugli aspetti operativi del viaggio. Ci viene a prendere una Toyota Land Cruiser da 9 posti ma siamo solo in 4: noi due, Erick e il driver Oswald.
Scopriamo che non ci sono altri turisti che hanno prenotato questo itinerario (perché piuttosto avventuroso e per questo chiamato DISCOVERY - SCOPERTA). Incontreremo spesso altre jeep cariche di turisti e bagagli che hanno scelto itinerari più comodi.
La prima sosta è presso un piccolo negozio per fare scorta di acqua. Per chi ha la possibilità di portarne in abbondanza in macchina, consigliamo di comprarne in eccedenza per distribuirla, in seguito, nei villaggi o nella savana. Molto spesso abbiamo incontrato bambini piccolissimi che scalzi e impolverati percorrono chilometri per riempire delle vecchie taniche che noi non useremmo nemmeno per abbeverare le bestie! Piccoli gesti che a noi sembrano insignificanti per altri possono essere di grande importanza. Sempre a proposito dell’acqua, nei lodge o nei campi tendati dove alloggiavamo ci fornivano di alcune bottigliette di acqua minerale (non essendo potabile quella del rubinetto). Siamo riusciti a lavare i denti in due con mezzo litro d’acqua! E pensare che a casa quando compiamo questa operazione il rubinetto lo lasciamo aperto: necessità fa virtù! E quanto spreco!
SPRECO: questa è una parola che in questa zona del mondo non esiste. Un giorno Erick ci scrive su un foglio del suo blocco il testo di una canzone locale e ce lo consegna. Il giorno dopo, dovendo lasciarci il suo indirizzo, ci richiede il foglio…è inutile e peccato sprecarne un altro.
In Africa anche i fogli di carta sono preziosi!
In questo viaggio abbiamo trovato molto utile consultare un libro di animali ed uccelli che tenevamo in casa. Durante i lunghi tragitti in jeep, classificavamo le varie specie che avvistavamo, confrontandolo con quello di Erick (scritto in inglese). Ci ha molto aiutato il nome latino della specie.
Arriviamo per il pranzo al Lake Manyara Serena Safari Lodge (1800 mt); ispirato alle costruzioni dei villaggi masai, sono chalet a forma circolare disposti su due piani, pareti in pietra e tetto in foglie di banana intrecciate. La nostra stanza è al piano superiore con una splendida vista sul lago. Prima di mangiare abbiamo il tempo per fare un bel bagno (però che acqua fredda!) presso la piscina del lodge costruita a picco sul lago Manyara.
Partiamo alle 14.30 per la riserva del lago Manyara. Per alcuni chilometri la strada è asfaltata; a parte le jeep dei turisti, il traffico è molto scarso. Incontriamo solo vecchi autocarri e pulmini stipati di persone: le Banana Cars. Si tratta dell’unico mezzo di trasporto privato a disposizione della popolazione così chiamato perché i passeggeri sono pigiati come in un casco di banane. Fintanto che il nostro driver prende i permessi necessari, Erick ci guida all’interno del museo del parco. In una lussureggiante vegetazione tropicale scorgiamo alcuni uccelli dal grande becco giallo chiamati buceri simili ai tucani. Entriamo nella riserva, solleviamo il tetto della jeep e iniziamo a fotografare gli animali che incontriamo: ippopotami, giraffe, una numerosa colonia di pellicani, babbuini, scimmie blu e dal muso nero, elefanti. Alla fine ci siamo trovati, insieme con altri 4x4,in una pianura dove una giraffa stava per partorire. Abbiamo atteso circa una mezzora che si verificasse il “lieto evento” ma poi l’oscurità e il dover rispettare scrupolosamente l’orario di uscita ci hanno fatto desistere. Peccato! Saremmo stati “zii” di un giraffino!!! Rientriamo al lodge in serata e dopo cena facciamo una rapida passeggiata verso la piscina per vedere (o intravedere visto che non c’è luce perché i generatori vengono staccati a quell’ora) il lago e poi a dormire.
15 AGOSTO 2007 FERRAGOSTO
Sveglia alle 6.00, caffè (a proposito questa sana abitudine l’abbiamo mantenuta anche in Tanzania), colazione alle 6.30 e partenza per il lago Natron. Viaggiamo per circa tre ore in territorio masai su una pista impossibile. Sabbia, terra, polvere ci accompagnano per tutto il percorso in uno scenario suggestivo: rari alberi che spuntano dal deserto pietroso fanno compagnia a gruppi di masai che guidano piccole mandrie di mucche scheletriche alla ricerca di una pozza d’acqua. Questi fieri pastori nomadi, nonostante le dure condizioni di vita, indossano mantelli rossi con disegni geometrici (shuka) mentre sfoggiano vistose collane e orecchini di perline colorate. I bambini ci salutano mentre passiamo con la jeep. A volte ci fermiamo e lasciamo loro matite e quaderni. Ogni tanto la 4x4 si blocca nella sabbia, in questo caso siamo raggiunti dalla nuvola di polvere che noi stessi pro- vochiamo e si deposita sui vestiti, i capelli e i bagagli. Ci fermiamo per fotografare il vulcano sacro dei masai ancora attivo: l’Ol Doinyo Lengai (Montagna di Dio alt. 2878 mt.). Finalmente arriviamo al Lake Natron Tended Camp: è la nostra prima esperienza del genere. Si tratta di tende molto grandi (una per una coppia di turisti) di color verde militare al cui interno c’è un’altra tenda più piccola che ospita il letto matrimoniale, i comodini con le abat-jour e il ventilatore. La “zona servizi” è all’esterno della tenda piccola (sempre sotto quella grande) ed in verità è quella che ci ha lasciato veramente perplessi. Inoltre siamo molto distanti dalla tenda centrale dove c’è il ristorante e non osiamo immaginare come sarà il posto di notte.
Comunque, ancora stravolti dal viaggio in jeep, andiamo a mangiare e poi partiamo per l’escursione programmata. La guida masai che ci accompagna calza dei sandali ricavati da vecchi copertoni d’auto; dopo un breve tratto di strada polverosa (ormai ci siamo abituati) arriviamo nei pressi di un villaggio. Questi pastori sono nomadi perché seguono le mandrie alla ricerca dei pascoli; quando trovano una zona buona per le bestie edificano capanne circolari di fango, rami e sterco di mucca (quest’ultimo sembra che renda impermeabile la struttura). Lasciamo la jeep, calziamo i sandali da guado – appositamente acquistato da Decathlon – e ci incamminiamo lungo il corso di un fiume. Siamo sconcertati: il villaggio sorge nella polvere e a poche centinaia di metri c’è un fiume con una grande portata. La guida ci spiega che l’acqua del fiume si disperde nella zona sabbiosa e non arriva al villaggio. Noi pensiamo che basterebbe convogliarla con delle canalizzazioni, ma visto che il loro campo è provvisorio forse non ne vale la pena. Il sentiero che costeggia il fiume prima sale per una trentina di metri, poi discende fino all’acqua costringendoci ad attraversarla. La corrente ed il fondo di pietre scivolose rendono l’escursione difficoltosa. Dopo circa 40 minuti arriviamo alla meta: la cascata. La polvere del viaggio della mattina e la stanchezza provocata dal camminare nell’acqua non ci fermano; ci immergiamo per un bagno ristoratore con l’acqua che precipita sopra di noi. E CHI SE LO SCORDA QUESTO FERRAGOSTO!!!
Al ritorno lasciamo la 4x4 al parcheggio e ci incamminiamo verso la riva del lago Natron (dalla parte keniota si chiama Nakuru) per ammirare la numerosissima colonia di fenicotteri rosa che vi dimora. È l’unica presenza animale perchè l’elevata concentrazione di sale impedisce ogni altra forma di vita. In questo periodo dell’anno le acque alcaline di questo lago – che ha una lunghezza di 60 km. - si sono ritirate lasciando uno strato di cristalli salini che riflette la luce del sole.
Qui aspettiamo il tramonto in un’esplosione di colori indimenticabile.
Rientriamo al campo che è quasi buio. Abbiamo il tempo di cambiarci e cala la notte. Le deboli luci della nostra tenda rompono l’oscurità: le altre tende sono deserte, solo quella più distante da noi è occupata da una famiglia di francesi. Accendiamo le nostre lampade posizionate sulla testa e ci avviamo lungo il sentie-ro che avevamo già percorso di giorno in direzione della tenda-ristorante; la boscaglia ai lati della stretta via ci confonde e temiamo di aver perso l’orientamento. Finalmente avvistiamo un falò che indica l’esatta direzione. La tenda dove mangiamo è immersa nel buio. Due debolissime lampadine non migliorano la situazione: per vedere qualcosa manteniamo le accese le nostre lampade sulla testa. Il cordialissimo gestore del campo, dopo averci accolto calorosamente con la sua lampada in testa, chiama via radio un aiutante che poco dopo si materializza dal buio – anche lui munito di lampada in testa– portando i vassoi con la cena. Pina non riesce a mangiare perché non si sente tranquilla. Neanche io lo sono ma mangio lo stesso!! Dopo cena il tizio del campo ci consegna una ricetrasmittente spiegandoci che in caso di emergenza è l’unico modo per comunicare con lui. Sempre più perplessi usciamo dal ristorante e ci dirigiamo verso la nostra tenda. Il falò è spento e solo dopo un po’ troviamo il sentiero. La zona è molto umida e dentro la tenda il caldo è soffocante. Lasciamo il ventilatore in funzione e la luce accesa ma dopo poco la corrente viene tolta: siamo nell’oscurità più totale. Pina non riesce a dormire. Mi addormento pensando che in Italia si sta festeggiando il ferragosto e noi qui da soli in un luogo sperduto ed isolato; per un attimo, ma solo per un attimo, abbiamo pensato: MA CHI CE LO HA FATTO FARE?
Il prossimo anno 15 giorni di vacanza alla pensione MIRAMARE a Cesenatico.
ADDA’ PASSA’ ‘A NUTTATA!!!
16 AGOSTO 2007
‘A NUTTATA E’ PASSATA!!
Sveglia alle 5.00. Siamo sollevati all’idea di andare via da questo camp; questo posto è troppo isolato e inquietante. L’impetuoso vento caldo che ha sferzato la tenda per tutta la notte ha lasciato il posto ad una brezza molto fresca. Siamo già pronti per partire, rimaniamo incantati dalle pennellate che le nuvole disegnano nel cielo appena rischiarato dall’alba e che si riflettono nelle acque del lago. Siamo rapiti dagli immensi spazi di una bellezza affascinante ma desolata che ci circondano mentre il forte vento crea vortici di polvere che lasciano sul terreno strani disegni.
Ora che la tensione di questa notte si è allentata, ripensiamo con maggiore serenità alla giornata di ieri: l’Africa non è comoda, anche questo fa parte del viaggio, soprattutto se è un viaggio DISCOVERY.
Impieghiamo quasi tre ore per percorrere la strada di ieri, incontriamo alcuni autocarri che avanzano lentamente sulla pista, attraversarla è difficoltoso in 4x4, figurarsi con vecchi camion!
Prima di pranzo arriviamo a Ngorongoro Farm House, un’estesa piantagione di caffè situata a 5 km dall’ingresso del parco. Questo lodge è composto da 9 confortevoli bungalows costruiti nello stile di una vecchia fattoria coloniale e decorati con legni e stoffe locali. Abbiamo il tempo per un graditissimo bagno nella piscina con una superba vista sul vulcano Oldeain. Pranziamo molto bene insieme alle nostre guide e poi partiamo per l’escursione nell’Area di Conservazione del Ngorongoro. La nostra jeep arranca nella pista che prima sale fino a 2000 mt toccando boschi immersi nella nebbia e poi discende molto più in basso nella caldera (vulcano sprofondato) dove l’aria è umida e afosa. Ci accompagna una pioggia fina ed insistente che rende la strada una scivolosa pista fangosa; il nostro driver Oswald fatica non poco per mantenere il veicolo in carreggiata.
Con i suoi 20 km di ampiezza è una delle caldere più grandi del mondo. Le sue ripide, ininterrotte pareti circoscrivono un incredibile spettacolo naturale poiché leoni, elefanti, rinoceronti, bufali ed erbivori delle pianure quali gnu, gazzelle di Thomson, impala, zebre, antilopi e una miriade di varietà di uccelli si aggirano nelle praterie, nelle paludi e nelle foreste del fondo del cratere.
Rimaniamo in zona fino al tramonto, poi rientriamo al lodge e, dopo una tonificante doccia, ceniamo nel bel ristorante della FARM. Ci accoglie un buffet molto vario: carne, pesce Tilapia del lago Vittoria (buonissimo), patate, verdure, una vellutata di zucchine notevole. Alle 21.30 rientriamo in camera: siamo stanchissimi, un po’ per la nottata precedente quasi insonne e un po’ per la lunga giornata odierna molto intensa.
17 AGOSTO 2007
Sveglia alle 6.00 e partenza alle 8.00 per il parco del Serengeti.
Arriviamo alle gole di Olduvai, un burrone polveroso lungo 50 km e profondo 100 mt, uno dei siti archeologici più famosi di tutta l’Africa. Grazie alle sue eccezionali vicende geologiche, durante le quali strati su strati di depositi vulcanici si sono accumulati in ordinata successione lungo un arco di circa due milioni di anni, questa gola ci offre un’importante testimonianza sulla vita dei popoli preistorici e ci consente di sfogliare a ritroso il libro della storia fino a risalire ai nostri più antichi progenitori.
Il più famoso fossile di Olduvai, vecchio di 1.8 milioni di anni, è il cranio scimmiesco conosciuto con il nome di Australopithecus boisei, scoperto da Mary Leakey nel 1959, chiamato anche ‘uomo schiaccianoci’ con riferimento ai suoi grossi molari. Nel 1975, nei dintorni furono trovate delle orme di ominidi – le più antiche mai rinvenute – che si stima risalgano a 3.75 milioni di anni addietro.
Basandosi su questi ritrovamenti, oltre che su antichi fossili rinvenuti in Kenia ed Etiopia, si è arrivati a pensare che due milioni di anni fa nella regione centro-africana vivessero degli ominidi che si evolsero prima in Homo erectus e poi in Homo sapiens o uomo moderno. Test di Dna effettuati recentemente hanno permesso di scoprire che i fossili rinvenuti in Tanzania sono tra i più antichi della terra, il che fa di questo paese uno dei principali candidati al titolo di “culla dell’umanità”. All’ingresso di questo sito archeologico si trova un piccolo ma interessantissimo museo che ripercorre gli studi effettuati dagli scienziati e i loro ritrovamenti. Viaggiamo per tutta la mattina, alle 13.00 arriviamo al centro visite del parco dove consumiamo il pranzo al sacco. Nel pomeriggio attraversiamo quest’immensa riserva da sud a nord fino ad arrivare al nostro campo tendato ubicato a pochi km dal confine con il Kenia. Durante questo lungo tragitto incrociamo zebre, gnu e alcuni gruppi di elefanti. Il Simiyu Mobile Camp è, come indica il nome, un campo mobile perché periodicamente si sposta per seguire le grandi migrazioni degli erbivori in cerca di nuovi pascoli. Contrariamente a quello del lago Natron, questo camp è più confortevole: le tende sono concentrate vicino alla zona ristorante (questo dà una sensazione di maggior sicurezza), sono tutte occupate e collegate da un ampio sentiero bonificato. Al tramonto viene acceso un falò, ci sediamo intorno ad esso e il cameriere ci offre un’AMARULA per aperitivo. È una atmosfera affascinante: sullo sfondo di un tramonto infuocato, a poche decine di metri da noi, vediamo le ombre scure di gnu, zebre ed elefanti che placidamente mangiano erba e fogliame. Noi nell’oscurità avvolti in un caldo maglione osserviamo il fuoco consumare la legna mentre sorseggiamo il liquore africano per eccellenza... questo momento l’abbiamo dedicato ad un nostro conoscente che passa la vita pensando solo a lavorare e ad ingrandire la propria attività ma che non ha mai visto niente di simile.
Ceniamo nella tenda ristorante al lume di candela – anche qui la corrente elettrica è utilizzata con molta parsimonia – con un cameriere di nome REVOCATUS che ci coccola portandoci prima una vellutata di zucchine, successivamente un piatto a base di pesce Tilapia con patate al forno e verdure. Per finire dessert con banana e passion fruit; una cena veramente impeccabile. Dopo cena siamo rimasti un poco intorno al fuoco a parlare con Erik, poi verso le 21.30, guidati da un inserviente del campo e dalla tenue luce della sua lampada ad olio, ci ritiriamo nella nostra tenda; blocchiamo le cerniere per impedire sgradite visite dei babbuini e ci infiliamo sotto le calde coperte di lana. Sulla spalliera del letto sono appesi due fischietti di metallo; ci è stato spiegato che servono per spaventare gli animali nel caso si avvicinino troppo alle tende!!! Ci addormentiamo mentre sentiamo gnu ed elefanti passare a poche decine di metri da noi.
Comunque siamo tranquilli: tanto abbiamo i fischietti...
18 AGOSTO 2007
Immancabile sveglia all’alba, due ragazzi del campo ci portano un secchio di acqua bollente per lavarci. Oggi non dobbiamo preparare i bagagli perché stasera ritorneremo al campo. Dopo colazione Erick ci spiega che c’è stato un problema alla nostra macchina. Le strade impossibili che abbiamo percorso questi giorni hanno avuto la meglio: la nostra Toyota ha rotto il semiasse. Trovandoci in un posto completamente isolato dove è impossibile comunicare con la radio di bordo o con il cellulare, abbiamo la necessità di trovare un meccanico. Erick ci propone di ripercorrere la strada di ieri fino ad arrivare al luogo dove abbiamo mangiato al sacco perché lì c’è un garage dell’agenzia Leopard. Noi ci rifiutiamo perché, pur comprendendo le difficoltà, abbiamo un programma da rispettare (dato che ogni giorno ci costa varie centinaia di euro) e spieghiamo alla nostra guida che deve essere l’agenzia a risolvere l’inconveniente. Vedendoci così determinati, Erick ci risponde: AKUNA MATATA! (NON C’E’ PROBLEMA)
Perciò facciamo il giro programmato, solo a velocità più ridotta; nel frattempo, tramite altri autisti, viene chiesto a Leopard di inviare un’altra vettura. Tornati al campo per il pranzo, Revocatus ci prepara riso con verdure, pollo con patate e un dolce. Il ragazzo è da sposare!!! Dopo pranzo Italo porta l’inseparabile Bialetti elettrica nella tenda adibita a cucina e prepara il caffè per tutti i ragazzi che lavorano al campo guadagnandosi il soprannome di MISTER COFFEE.
Nel pomeriggio arriva la nuova auto, una Land Rover Defender 130, salutiamo Oswald che rientrerà in città con il veicolo guasto, e ripartiamo per un altro safari con un altro driver di nome Mosen. Per un breve tratto sconfiniamo in Kenia, poi nel tardo pomeriggio rientriamo al campo. Dopo cena rimaniamo un poco fuori alla nostra tenda ad ammirare un’ultima volta il paesaggio. Un vento freddo fa sbattere i tiranti e, quando la luce della lampada ad olio si spegne, rientriamo e ci mettiamo a letto dove troviamo anche le borse di acqua calda.
19 AGOSTO 2007
Sveglia all’alba e partenza alle 7.00. Salutiamo i ragazzi del camp che sono stati molto ospitali, saliamo in macchina e dopo aver attraversato il Serengeti, arriviamo alle 15.00 al lago Eyasi. E’ stato un trasferimento massacrante; la jeep si è insabbiata più volte percorrendo delle piste impossibili, raramente incontriamo dei masai che apparentemente vagano senza meta. Solo quando attraversiamo qualche villaggio poverissimo, troviamo donne e bambini che ci salutano dagli usci delle loro povere capanne. Durante una breve sosta per chiedere informazioni sulla strada (anche il nostro driver aveva perso l’orientamento) si è avvicinato alla macchina un bambino che giocava con un cerchione di bicicletta quasi senza raggi buono solo per il ferrovecchio: ci ha colpito perché rideva contento di possedere quel giocattolo. Da noi i bambini che non hanno la Playstation dell’ultima generazione si sentono infelici e trascurati!
Arriviamo al nostro lodge affacciato sul lago: è bellissimo. Gli alloggi sono delle confortevoli tende montate su palafitte e raggiungibili attraverso delle passerelle di legno. Il lodge è gestito da una simpatica coppia di giovani: lui è tanzaniano, lei è un’argentina arrivata nel luogo dieci anni addietro per una breve vacanza.... che ancora prosegue. Nonostante l’ora tarda, ci hanno preparato un piatto di spaghetti al ragù veramente buono. Nel pomeriggio è in programma la visita ad un villaggio della tribu Hadze situato nelle vicinanze. L’idea di risalire sulla jeep ci ‘deprime’ e pertanto decidiamo di rimanere al lodge ad aspettare il tramonto. E’stato uno spettacolo bellissimo, gruppi di uccelli stanno pigramente immersi nell’acqua mentre il sole cala e le ombre del cratere del Ngorongoro che abbiamo di fronte si allungano su di noi. Anche qui, quando arriva, il buio si accende un falò che rompe l’oscurità: noi due seduti intorno aspettiamo la cena sorseggiando l’aperitivo. Il pasto è servito presso un’accogliente tenda anch’essa su palafitte di legno. E’ la nostra ultima cena in Tanzania: vellutata di patate, un piatto unico con pollo, riso, patate e verdure, e per finire le crepes con salsa di limone.
20 AGOSTO 2007
Ultimo giorno: sveglia alle 5.45, colazione e partenza alle 7.00 per Arusha.
Percorriamo nuovamente la strada di ieri, però in condizioni differenti: ha piovuto e la pista si è trasformata in un fiume di fango. Il land rover si trova a suo agio e nonostante i 330.000 Km segnati sul contachilometri affronta con disinvoltura anche i tratti più impervi. Non è altrettanto per un camion e un pullman che si mettono di traverso e ci fanno sostare per circa 20 minuti. Ad un tratto facciamo una deviazione perché dobbiamo fare una cosa importante. Abbiamo chiesto a Erick di trovare una scuola per consegnare il materiale di cancelleria portato da Roma. Arrivati in un piccolo villaggio ci fermiamo davanti alla scuola: è l’unica costruzione in muratura, tutt’intorno le solite povere capanne di fango e sterco. L’insolita presenza di stranieri catalizza l’attenzione della scolaresca e dei professori. Erik spiega ad un maestro lo scopo della nostra visita e subito ci fanno entrare nel modesto ma pulito ufficio del direttore. Le calorose strette di mano e i ringraziamenti degli insegnanti ci gratificano molto; li lasciamo allo svolgimento della loro importante opera non prima di una bella foto ricordo e aver firmato il libro delle visite. UNA BELLA ESPERIENZA UMANA ED ISTRUTTIVA.
Ripresa la pista arriviamo ad Arusha intorno alle 12.00 . Andiamo alla sede di Leopard presso l‘hotel Impala dove lasciamo la jeep. Qui finisce ufficialmente il viaggio: salutiamo Erick, un caro ragazzo di cui ci ha colpito, tra l’altro, la sua voglia di imparare sempre nuove parole italiane; ogni volta che sentiva pronunciare da noi un vocabolo sconosciuto, lo scriveva sul suo quaderno e ci chiedeva il significato. Siamo stati molto felici di donargli, oltre la rituale mancia, il vocabolario tascabile italiano – inglese e la nostra guida Lonely Planet della Tanzania; due strumenti che crediamo gli saranno molto utili per lo svolgimento del suo lavoro di guida con i turisti italiani.
Una jeep ci accompagna al Moivano Coffee lodge, un’altra piantagione di caffè nei pressi di Arusha. Purtroppo sia per il protrarsi dei saluti sia per il traffico, arriviamo al lodge in ritardo. Abbiamo solo un’ora di tempo per una doccia, mettere in valigia gli oggetti che non si possono portare nella cabina dell’aereo, e poi si parte alla volta dell’aeroporto Kilimangiaro dove atterrammo 8 giorni fa.
21 AGOSTO 2007
Arriviamo a Roma Fiumicino alle 6.00 e alle 8.00 siamo finalmente (o purtroppo perché è finita la vacanza) a casa. Come da tradizione a pranzo da Papà e Mamma con BUCATINI ALLA AMATRICIANA E FETTINE PANATE.
Alla prossima avventura!!!
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Commenti
bellissimo viaggio! me lo
bellissimo viaggio! me lo sono letto tutto di un fiato e mi è piaciuto molto!
io e la mia ragazza stiamo organizzando un viaggio simile! speriamo ci lasci le emozioni che a lasciato a voi
ciao
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