A passeggio sotto un tubo giallo
“L’acqua sarà l’oro nero del futuro”, chi l’ha previsto non ha considerato questo paese, dove oro lo è già nel presente.
Samarcanda; meta lontana se non nella distanza geografica, in quella fantasiosa, colorata e fantastica nell’immaginario del Viaggiatore. Sulle strade che hanno visto trasportatori di bachi e seta, commercianti di ieri e venditori di oggi, quelle strade che non hanno avuto il tempo di essere riviste, tanto scorre lento il tempo qui, che tra buche, strettoie, donne che puliscono la strada a mano, carretti a trazione animale, venditori di ogni cosa commestibile e non si accalcano in tratti in cui una “superstrada” diventa mercato, poi campo coltivato, poi pascolo per mucche e pecore dall’abnorme fondoschiena, e asini, legati al fatiscente new-jersey per potersi nutrire dell’erba nel raggio del metro di corda.
Sul bordo delle strade dalla Capitale parte un sogno concreto, da casa a casa una necessità colorata che non abbandonerà più l’Uzbekistan, ed arriverà fino ai confini di ogni paese, villaggio o città, ora stringendosi di diametro, ora ingrandendosi il sempre presente tubo giallo che porta l’acqua dove puo’ e se anche ne portasse poca, quella poca sarà sempre protetta dalle preghiere perchè il tubo resista e non si rompa, per nessun motivo.Inshallah.
Ognuna di queste case avrà la propria giara in terracotta fuori la porta, che nella parte est del paese verrà usata per cucinare il samsa , e nella parte ovet il non ,che saranno rispettivamente un tipo di raviolo ripieno il primo ed un pane fragrante e decorato al centro il secondo.
Mentre il paesaggio intorno cambierà radicalmente fino a diventare deserto gli incontri saranno di persone che parleranno una lingua a voi sconosciuta (ai piu’!) ma sorridenti, anche se li disturberete nella partita di backgamon, curiosi nel guardare i capelli di una donna diversa da loro, le scarpe, le mani, gli occhi, forse tra diversi ci si prenderà anche un po’ in giro per gli abiti, e ci sarà tra chi parlerà in russo, in turkmeno, in uzbeko oppure ostenterà un limitato inglese, chi un italiano sicuro che vorrà condividere con voi, senza nulla in cambio, se non la correzione di qualche verbo coniugato male o congiuntivo sbagliato.
Le lingue, le forme, le culture e i costumi si mischiano in Uzbekistan e se Calvino non l’avesse già descritto a suo tempo in ogni suo angolo e sfaccettatura, lo farebbe ora con un moderno “le città invisibli” che pare scritto proprio da qualcuno di Samarcanda o Bukhara, seduto sui talloni, sul ciglio della strada, a guardare questo paese muoversi.
Ogni isolato ricorda una pagina di quel fantastico libro.Cresce il Paese, che tutti si augurano possa continuare nella strada che sta percorrendo, con l’apertura ad un turismo sempre crescente ed una ospitalità rara, cresce la gente di ogni ceto, quella che vive nel villaggio e si sposta a dorso d’asino, cresce chi lavora con il turismo, chi nell’arte, cresce chi studia le lingue nelle varie università con la speranza di un visto da turista difficile, costoso, lontano quanto lontana è l’Italia, e chissà che sorpresa nel sapere che da noi pochi ascoltano Celentano e praticamente nessuno Toto Cutugno. E soprattutto che da noi la pasta Barilla “Cellentane” non esiste...
Un paese che cresce e crescerà, forse aiutato anche dall’Unesco che pero’ oltre ad appendere il logo fuori ogni Moschea, Madrassa o luogo antico potrebbe fare un po di più ed insegnare loro come mantenere intatti i ritrovamenti archeologici e le meraviglie di cui possono vantarsi, perchè se ogni turista o visitatore puo’ toccare ogni oggetto esposto, ogni delicatissimo muro, ogni porta millenaria incisa a mano...prima o poi le bellezze di questo paese saranno dimezzate, c’è già il vento a portare via ogni anno qualche millimetro dei castelli di sabbia antecedenti Cristo nei deserti fuori le città dell’ovest.
Pelli chiare e scure, occhi chiari e scuri, a mandorla e non, spalle grosse, strette, uomini grassi, magri, musiche d’influenza araba con basi pop, arti e mestieri d’oriente e occidente mischiati, religioni diverse, con prevalenze islamiche a seconda delle aree, e del reddito, ma laici nell’interpretazione. Una miscelanza di razze, culture, modi di vivere, di vestire, che riporta alla memoria le cose lette a proposito della via della seta, e di come quella lunga strada sia stata luogo in cui scambiare commerci, ma anche cultura, arti e pensieri.
Candidi e bianchi vestiti da sposa con merletti, veli e ricami ricorderanno quello che avrete usato per il vostro matrimonio, o quello che uso’ la vostra amica al suo di matrimonio, a Samarcanda decine, centinaia, forse migliaia di abiti da sposa ne incontrete ovunque, perchè questa è la città del matrimonio, non solo per l’uso della grotta che ospitò Tamerlano, ora usata dai giovani sposi come cornice al brindisi della loro unione, e se chiederete a qualcuno per la strada il perchè di tanti negozi e atelier vi risponderà che a Samarcanda alle ragazze piace sposarsi, forse per il vestito da usare al matrimonio, forse per il coloratissimo abito da usare nei giorni seguenti la cerimonia, forse per il terzo più discreto abito da usare nel mese successivo al giorno più importante della loro vita, forse per un futuro, per l’amore di casa, per il piacere di farlo, forse per gli stessi motivi di ogni altro matrimonio.
Sotto un tubo giallo pieno di speranza si muove un paese dal fascino unico, una dimensione variabile di Asia e occidente, un vero museo a cielo aperto, dove la parola più usata da chi arriva sarà meraviglioso! perchè meraviglioso sarà il sorriso del bambino che chiederà, mettendosi in posa, una foto che possiate portare con voi, meraviglioso sarà il Registan di Samarcanda nella sua maestosità, meravigliosi saranno i colori dei mercati, meraviglioso sarà passare da una Moschea ad una Madrassa attraversando una strada, meraviglioso sarà camminare all’interno di un castello, non troppo ben conservato, ma più vecchio di Roma, e poi Khiva una città museo, Bukhara che da la possibilità di passeggiare, mangiare, rilassarsi in uno dei centri storici più suggestivi che possiate incontrare, e altre mille meraviglie nascoste ed esposte. A cavallo tra storia e presente, tra oriente e occidente.
Persone da portare nel cuore per il loro genuino “welcome in Uzbekiston” ce ne saranno a decine, e decine saranno i motivi per dire ad ogni amico di fare un viaggio in Uzbekistan.
Ognuno di loro, come me, si sentirà un po Marco Polo.
Salam aleikum O’Zbekiston!
Dettagli di viaggio:
- Visto turistico Uzbeko 15 gg. presso l’ambasciata 60e.
- Prenotati con agenzia Uzbeka tramite e-mail: lettera di invito nel paese, 11 notti, 2 Taskhent; 3 Samarcanda; 3 Bukhara; 3 Khiva, con colazioni, macchina con autista per spostamenti da città a città, costo 370e.
- Volo Uzbekistan Airlines andata/ritorno e volo interno da Khiva a Takhent costo 700e. Direttamente alla sede di Roma della compagnia aerea. (voli perfetti)
- Costo medio di un pasto 3/5 euro.
- Costo Sarbast (birra locale) circa 1000 SYM ( 0,45e)
- Piatto tipico in tutto il paese: PLOV (risotto con carne, carote, e grasso di fondoschiena di pecora)
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