MADAGASCAR 2012

Anno: 
2012
Paesi Visitati: 

Un viaggio nel passato alla scoperta dell’ISOLA ROSSA tra baobab, lemuri e.. tanti bambini!!!

Dopo il breve viaggio 2008 c’eravamo ripromessi di tornare in questo splendido paese. Dopo il SI (sofferto) di Elio possiamo partire:

DOM 29 LUGLIO (ROMA – PARIGI - ANTANANARIVO)

Sveglia alle 3.30 (!), il nostro amico Robertino il tassinaro ci accompagna e alle 5.00 siamo a Fiumicino. Il volo Air France parte regolarmente alle 7.20 e dopo due ore atterriamo al Charles De Gaulle; abbiamo solo il tempo di attraversare il grande aeroporto e c’imbarchiamo su un 777 da 450 posti che alle 10.30 decolla alla volta del Madagascar. Le 11 ore di volo passano tra un film e un gioco elettronico, dalla lettura del giornale alla Settimana Enigmistica. I pasti sono stati accettabili, ci hanno anche servito del bulgur (frumento integrale) con il curry (che sciccheria!!).

Arriviamo ad Antananarivo (Tana) alle 21.30 (ore 22.30 italiane). Il nostro è l’unico volo in arrivo ma impieghiamo circa un’ora per adempiere le formalità burocratiche dell’immigrazione. Cambiamo 300.00 euro in valuta locale (1 € = 2700 Ariary) e finalmente alle 23.30 siamo in albergo; l’agenzia ha scelto l’hotel Orchid perché è vicino all’aeroporto. Abbiamo solo il tempo per un breve sonnellino perché domani la sveglia sarà prestissimo!!!

LUN 30 LUGLIO (ANTANANARIVO – MORONDAVA – BEMARAHA)

Sveglia alle 3.00 (cominciamo bene…), ci portano un’abbondante colazione in camera e alle 5.00 siamo in aeroporto pronti a salire su ATR 42 dell’Air Madagascar con destinazione Morondava, nella regione di Menabe (facendo uno scalo non programmato a Tulear ritardando così il nostro arrivo di circa 2 ore).

In aeroporto incontriamo la guida Mamy e l’autista Tina, due malgasci molto simpatici che ci accompagneranno in questa avventura. Carichiamo i bagagli su una Nissan Gran Patrol, compriamo due casse d’acqua e partiamo: inizia il nostro viaggio. Scattiamo qualche foto all’Avenue de Baobabs (dove ci torneremo tra qualche giorno per ammirare gli spettacolari colori del tramonto), lasciamo la strada asfaltata e affrontiamo una lunga pista di terra. Nel pomeriggio la jeep viene caricata su una zattera per l’attraversamento del fiume TSIRIBIHINA. Salendo sull’imbarcazione Pina è molto perplessa. In Madagascar è inverno, non ci sono le abbondanti piogge primaverili e il livello del fiume è molto basso. Sotto il peso di 3 fuoristrada e di molti passeggeri con le loro mercanzie la zattera si insabbia più volte. I vecchi asfittici e sbuffanti motori non riescono a disincagliare l’imbarcazione; i ragazzi dell’equipaggio devono scendere in acqua e spingere la barca verso zone più profonde. Mamy ci ricorda che il fiume è infestato dai coccodrilli, ma in questo periodo non si fanno vedere perché l’acqua è fredda…. Chissà.

Il tramonto arriva verso le 17.30: siamo in fila per l’attraversamento del fiume MANAMBOLO, davanti a noi ci sono una decina di vetture ma le operazioni vanno a rilento. Sfruttando le conoscenze di Mamy, lasciamo Tina e i bagagli e saliamo su un’al-tra jeep, di un amico della nostra guida, che ha già preso posto sulla zattera e che ci porterà in breve tempo al lodge. O meglio, che avrebbe dovuto portarci in breve tempo perché, durante la fase di sbarco, il motore della vettura si spegne non ne vuole più sapere di riavviarsi. Nel punto di sbarco stazionano alcuni ragazzi che, dopo una breve contrattazione con l’autista riguardo al compenso, spingono il 4X4 lungo la ripida rampa d’uscita. Riusciamo così ad arrivare verso le 20.00 al lodge OLYMPE DE BEMARAHA, una bella struttura di legno con una dozzina di bungalows arredati in stile coloniale. Mangiamo su una terrazza, attendiamo i bagagli che arriveranno con Tina alle 21.30 e ci buttiamo sul letto. Siamo svegli da 18 ore, abbiamo percorso 200 km di pista in 9 ore,  guadato due fiumi (Pina è sempre più perplessa). Basterà per oggi? Crediamo di si! Buonanotte.

 

MAR 31 LUGLIO (BEMARAHA)

Sveglia alle 5.45, partenza alle 7.00 e dopo circa un’ora e mezza di strada arriviamo al parco Nazionale dei TZINGY di Bemaraha. Si tratta di un’area sacra, al suo interno ci sono delle tombe, ed è pertanto vietato fare ogni tipo di bisogno (leggi pipì); è inoltre considerato “fady”, in altre parole offensivo per gli antenati, indicare cose e persone con il dito indice teso: o si tiene piegato oppure si lascia tutta la mano aperta.

Nella lingua malgascia il termine TSINGY indica gli affilati pinnacoli creati dall’erosione della superficie dei massicci calcarei causata delle piogge acide. Ci sono diverse aree di Tsingy in Madagascar, ma i Parchi nazionali di Ankarana e di Bemaraha sono i più accessibili ai turisti. 

Accompagnati da una guida locale ci avviamo per il percorso Andamozavaky nel “Grand Tsingy”, un sentiero impegnativo che ci ha portato a scalare alcuni picchi; per questo motivo ci siamo attrezzati con imbracature di sicurezza e moschettoni. Camminiamo dentro vere e proprie cattedrali calcaree per raggiungere i piccoli belvedere che troneggiano su picchi carsici altri 20-30 metri e dentro bellissime, ma piccolissime, grotte. Per la gioia di Elio, e delle sue vertigini, attraversiamo anche un ponte sospeso un pochino traballante. È stato un percorso lungo e faticoso, anche a causa del gran caldo e dell’umidità del luogo, ma ne è valsa la pena. Dalla sommità degli tsingy il panorama è veramente mozzafiato. Mentre percorriamo i ripidi sentieri avvistiamo, sulle cime degli alberi, piccole colonie di lemuri che ci osservano Verso le 14.30 torniamo al parcheggio e, sulla via del ritorno, incontriamo un piccolo lodge dove ci “offriamo” una birra ghiacciata: ce la siamo proprio meritata!! Rientriamo nei bungalows nel tardo pomeriggio e ci concediamo un buon caffè, una meritata doccia e un momento di riposo. A cena abbiamo mangiato insalata di riso vegetale, spezzatino di zebù al pepe verde accompagnato da riso bianco e per dessert banana caramellata. Veramente ottimo. Poi a letto perché domani (tanto per cambiare) ci dovremo alzare molto presto; abbiamo un appuntamento che non possiamo mancare: il tramonto sull’avenue de Baobabs a Morondava. La stessa strada dell’altro giorno (200 km) ma la condizione della pista rende impossibile fare un calcolo dei tempi di percorrenza. Meglio partire all’alba perchè il sole non aspetta….

 

MER 1 AGOSTO (BEMARAHA – MORONDAVA)

Come già detto sveglia alle 5.00 e partenza alle 6.30. Dobbiamo attraversare nuovamente il fiume Manambolo; ci mettiamo pazientemente in fila: davanti a noi ci sono sei jeep in attesa già da tempo. Il motivo: la chiatta ha la batteria scarica e non ce n’è una di ricambio. Pazientemente attendiamo che ne portino una nuova chissà da dove; Pina ed Elio hanno trovato un banchetto che vende fagioli locali (che sono molto più grandi dei nostri) e stanno facendo la spesa. Mura mura (piano piano) arriva una vettura con la nuova batteria e, dopo un’ora d’attesa imprevista, riusciamo ad arrivare dall’altra parte del fiume. Proseguiamo la marcia attraverso una vegetazione arida: il traffico è inesistente. Incontriamo solamente qualche taxi bruss che faticosamente arranca lungo la pista difficoltosa anche per il nostro 4X4.

Arriviamo al fiume Zirimbiva e saliamo sulla chiatta. Dopo aver caricato 3 jeep e un gran numero di persone, la barca si stacca faticosamente, sempre a causa della bassa marea, dalla riva e inizia il lento traghettamento. Circa a metà del guado ci affianchiamo ad un’altra imbarcazione gemella e il fuoristrada che trasporta passa sulla nostra barca. Durante l’operazione, la nostra chiatta si è inclinata fortemente: Pina è passata dalla perplessità allo stupore.

Poco prima dell’arrivo a Morondava incontriamo un enorme baobab considerato sacro dalle popolazioni locali e due baobab intrecciati tra loro: i famosi baobab innamorati. Poco prima dl tramonto arriviamo all’Avenue des Baobabs. Le vetture vengono fatte fermare nelle vicinanze e ci godiamo uno spettacolare tramonto. Ci colpisce il silenzio irreale rotto solo dai “click” delle macchine fotografiche, i pochi turisti presenti sono

come rapiti dai giochi di luci e ombre tra gli enormi baobab mentre il sole ci saluta e lascia il posto ad una luna piena che si specchia nel piccolo stagno antistante. È un’atmosfera magica!!

Dopo questa forte emozione, riprendiamo il cammino ed arriviamo a Morondava, capitale del Regno Menabe, affacciata sul Canale di Mozambico. È  già buio quando entriamo all’hotel Palissandre: un bellissimo albergo in stile coloniale già residenza estiva del Presidente della Repubblica. I bungalows sono costruiti in palissandro, il forte e resistente albero del luogo, e si affacciano sul mare: davanti a noi, a 400 km, c’è il Mozambico. Ceniamo al ristorante con minestra di pesce, pesce del Canale alla piastra su letto di lenticchie accompagnato da verdure e  gelato alla pera e cioccolato…niente male!!! Ci spostiamo a bordo piscina per un buon rhum ambrato; sopra di noi un magnifico cielo stellato con la Croce del Sud perfettamente visibile ci ripaga delle fatiche della giornata. Ci dispiace lasciare così presto un posto tanto bello ma domani si riparte per un’altra tappa. 

 

GIO 2 AGOSTO (MORONDAVA – BELO SUR MER)

E’ ancora buio quando alle 5.00 suona la sveglia. Dopo aver portato il caffè ad Elio, facciamo colazione in compagnia di un’alba stupenda. Oggi, come durante tutto il nostro soggiorno in Madagascar, sarà una bella giornata di sole, il cielo terso solo occasionalmente attraversato da nuvole, ci accompagna durante il tragitto: il freddo pungente del mattino ci obbliga ad indossare un maglione, poi la temperatura si alza e rimaniamo in maglietta e pantaloncini. È il clima ideale per un viaggio come il nostro!!!

Alle 6.30 carichiamo i bagagli e siamo pronti per la partenza. Mamy si è congratulato con noi per la puntualità: a suo dire i turisti italiani sono un po’ ritardatari; si è domandato se in realtà abbiamo un passaporto svizzero…

Mamy è un professore d’inglese che, a causa del magro stipendio (circa € 150.00 al mese) è costretto a lavorare come guida turistica multilingue quando la scuola, come in questo periodo, è chiusa per le vacanze invernali. Parla un buon italiano che ha studiato frequentando i corsi organizzati dalla nostra ambasciata a Tana (quando era aperta); a causa dei tagli, il nostro governo ha chiuso la rappresentanza in Madagascar e per qualsiasi necessità bisogna rivolgersi alla sede diplomatica di Pretoria in Sudafrica (davvero molto comodo). Per inciso il Madagascar ha l’ambasciata a Roma. La nostra guida insegna in una scuola elementare di un quartiere povero di Tana; decidiamo di lasciare a lui il nostro bagaglio di penne, block notes e gessetti che avevamo portato dall’Italia. Siamo certi che i suoi piccoli alunni sapranno farne buon uso.

Lasciato l’albergo, ci fermiamo dopo poco perché Tina deve fare colazione; approfittiamo per visitare un mercato già molto affollato dagli abitanti di Morondava. Ci sono molti banchi che offrono cibo per la colazione, altri dove sono esposti frutti e verdure arrivate nella notte con i carretti trainati dagli zebù.  Camminando tra gli stretti vicoli del mercato incrociamo donne con pesanti ceste tenute (miracolosamente!!) sopra la testa portando il proprio bimbo sulla schiena, uomini seduti a mangiare riso con carne e verdure (come sta facendo Tina), grandi sacchi di riso accatastati ordinatamente, variopinte borse di rafia impilate in attesa di acquirenti. Risaliamo in jeep e dopo pochi km lasciamo la strada asfaltata e iniziamo una pista di sabbia che attraversa la foresta secca. Anche oggi ci attende un guado (senza zattera): il nostro driver Tina, prima di affrontare l’attraversamento del fiume, scende per sincerarsi che il fondo sabbioso non sia cedevole e regga il peso della nostra vettura. Attraversiamo anche paludi e piccoli stagni dove incontriamo colonie di fenicotteri rosa che si nutrono di un’alga, la salicornia, che qui cresce in abbondanza.

Dopo circa 4 ore di marcia e 80 km percorsi, arriviamo a Belo sur Mer e alloggiamo all’ECOLODGE DU MENABELO, una serie di bungalows in legno con il tetto di paglia affacciati su una piccola baia, arredati in maniera semplice ma con molto gusto. L’elettricità è ricavata da pannelli solari ed è erogata solo la mattina (quando ci si alza) e la sera (fino a quando si va a dormire); di notte si usa la torcia.

Dopo un pranzo veloce abbiamo il tempo per un riposino (Italo) o per la lettura di un libro (Pina & Elio); alle 15.30, implacabile come la scadenza di una cambiale, arriva Mamy che ci accompagna nella visita del vicino villaggio di pescatori Vezo e Sakalava. Camminando lungo la spiaggia incontriamo alcuni piccoli cantieri navali, dove abili artigiani costruiscono le “botry”, tipiche imbarcazioni locali in legno. Il villaggio si snoda lungo una strada di sabbia: le bancarelle che vi si affacciano vendono pesce arrostito, spiedini di carne e ciambelle fritte. Le povere capanne di fango impastato con rami e sassi si affacciano su dei cortili dove nugoli di bimbi giocano con degli arrugginiti cerchioni di bici senza più raggi o rincorrendo galline starnazzanti. Ci sono i segni della cooperazione internazionale: alcune tende riportano stampato il nome di un’organizzazione umanitaria statunitense. Rientriamo al lodge in tempo per il tramonto: armati di macchine fotografiche ci sistemiamo nella veranda del bungalow di Elio e attendiamo questo momento sempre emozionante sorseggiando un Gin Tonic (Italo solo Tonic). A cena tutti gli ospiti (circa una quindicina) mangiano allo stesso tavolo. A parte noi, tutti gli altri sono francesi, così come i proprietari. Questi ultimi hanno pensato di farci cosa gradita preparando pastasciutta per tutti condita con salsicce e formaggio. Tutti i commensali si sono girati verso les italiens, in quanto “esperti” di pasta; l’intenzione era buona, il risultato finale un po’ meno. Il condimento era accettabile, ma gli spaghetti clamorosamente scotti, anche perché la pasta che si trova in Madagascar non è quella che si produce in Italia. In ogni modo abbiamo apprezzato la buona volontà e ci siamo astenuti dalle critiche, a parte Italo che ha scherzosamente detto, in perfetto francese maccheronico (a proposito di pasta) che la suddetta sarebbe stata buona per attaccare i manifesti sui muri. Tutti hanno riso, a parte il cuoco…

A nanna presto nonostante il letto sia corto e Italo non c’entra.

VEN 3 AGOSTO (BELO SUR MER – MOROMBE)

Sveglia alle 5.30, sai che novità!!! Partenza alla volta di Morombe. Camminiamo per ore su pista sabbiosa senza incontrare alcun veicolo, se si esclude un paio di vecchi camion-bruss, stipati fino all’inverosimile di persone e merci, che arrancano su una pista difficoltosa anche per il nostro 4X4. A pranzo mangiamo un panino preparatoci dall’ecolodge: siamo fermi al centro della pista che non è altro che il letto di un fiume, ora prosciugato, che scorre nel periodo estivo delle grandi piogge. In serata, dopo aver percorso 280 km, arriviamo nella cittadina di Morombe (letteralmente “grande spiaggia”) dopo aver attraversato villaggi sakalava e aver compiuto un traghettamento con una chiatta sul grande fiume Mangoki. Dopo 11 ore di pista arriviamo al Baobab lodge, una struttura un poco male in arnese, in ogni caso, per come abbiamo visto in giro, la migliore possibile.

Mentre noi andiamo a cena per Tina e Mamy la giornata non è ancora finita: devono assolutamente fare rifornimento e in questa zona i distributori sono pochissimi; a volte la benzina è venduta ai lati delle strade dentro bottiglie di plastica o vecchie taniche.

Attraversando i piccoli villaggi, come d’incanto spuntano gruppi di bambini che ci guardano stupiti, qui i viaggiatori sono rari, e ci salutano festanti. Se ci fermiamo per una foto si avvicinano incuriositi; quando le abbiamo, lasciamo loro le bottiglie vuote dell’acqua. Per gli abitanti del villaggio rappresentano un bene prezioso; saranno utilizzate per trasportare l’acqua dal pozzo, per riempirle di un condimento per riso preparato dalle donne che è venduto ai bordi della pista, oppure come già detto sopra, per il carburante. Anche in Madagascar non si butta niente: tutto, o quasi, si recupera. Il problema nasce per le poche cose che non si riesce a riciclare: esiste un grande problema con i rifiuti. A parte la capitale e poche altre città, nel paese non esiste un servizio di raccolta e smaltimento di rifiuti. Nelle vicinanze dei villaggi cumuli di immondizia giacciono in attesa di essere bruciati. Siamo rimasti colpiti, oltre che dal fetore, anche dal gran numero di buste di plastica che sono trasportate dal vento e restano impigliate sui rami degli alberi della foresta. Per gente che vive ai limiti della sopravvivenza certamente questo non è il problema principale, ma comunque è un grave danno all’ecosistema e prima o poi (speriamo prima) dovrà essere affrontato.

 

SAB 4 AGOSTO (MOROMBE – SALARY)

Anche Mamy ha un cuore: sveglia alle 7.00 e partenza alle 8.30. Come già detto il bungalow non è bello: all’interno un mobilio ridotto all’essenziale denuncia l’usura del tempo; in compenso è affacciato sul mare e ci offre uno scenario emozionante. Mentre facciamo colazione di fronte a noi i pescatori, pagaiando vigorosamente, spingono le loro piroghe oltre la barriera corallina nella speranza di avere una giornata di pesca fruttuosa.

La nostra jeep imbocca una pista di sabbia che corre lungo la costa; a poche centinaia di metri, alla nostra destra, c’è la barriera corallina più grande del Madagascar. Incontriamo una vegetazione lussureggiante di grandi mangrovie e di cespugli di Aloe Divaricata – pianta endemica in Madagascar -, ai quali si alternano tratti di foresta secca, a causa dell’acqua salmastra portata dalle maree. Ad un tratto Tina ci avverte di reggerci monto saldamente: inizia la pista di Befandefa. La strada corre per 15 km molto vicino al mare ed è pertanto soggetta a frequenti allagamenti. Questo rende il fondo sabbioso assolutamente irregolare: la vettura oscilla paurosamente e ai passeggeri sembra di stare dentro ad un frullatore. Comunque, a parte qualche livido, causato dagli urti tra di noi e contro la carrozzeria, siamo usciti indenni da Befandefa. Mamy ci ha raccontato che la scorsa volta c’era stata un po’ più d’acqua che aveva formato uno strato di fango. Il 4X4 si era irrimediabilmente impantanato; fortunatamente da un vicino villaggio erano arrivati degli uomini che, dopo essersi accordati sul compenso, avevano trainato la vettura con gli zebù. In Madagascar il soccorso stradale si fa così: invece del carro dell’ACI si chiamano gli zebù!!!

La sosta per il pranzo al sacco la facciamo vicino ad un enorme baobab del quale abbiamo misurato la circonferenza: 18 metri!!! Mamy afferma che l’albero ha più di 2000 anni.

Questi enormi baobab vivono tantissimo perché nessuno ha interesse a tagliarli: il loro legno è spugnoso e non serve a nulla, non va bene per essere bruciato né per le costruzioni.

Dopo 115 km di pista (di cui 15 km pista di Befandefa) arriviamo a Salary bay, un’ampia insenatura di sabbia bianchissima, quasi accecante, dove si trova il nostro lodge, a fianco del quale c’è un villaggio di pescatori dell’etnia Vezo. Si compone di 10 bungalows a due piani, arredati con molto gusto, affacciati sulla baia. La sala ristorante si trova su una terrazza che al tramonto offre uno spettacolo eccezionale. Essendo arrivati nel primo pomeriggio abbiamo il tempo per una bella doccia, che porta via la sabbia di Befandefa, e per un po’ di relax.

Dopo il tramonto la temperatura si è abbassata anche a causa di un forte vento che arriva dal mare. Per la cena i camerieri hanno chiuso la terrazza con le tende e noi abbiamo indossato il maglione. Ci hanno servito sufflè di formaggio, misto di pesce  con riso e banana caramellata: fino ad ora la migliore cena del viaggio. Elio ha chiesto a Mamy se è possibile organizzare una battuta di pesca con la piroga. Ci è giunta voce che qui vicino c’è un bizzarro pescatore che si presta ad accompagnare i turisti. Il nostro fisherman (Elio)  è gasatissimo. Vedremo domani; buonanotte.

 

DOM 5 AGOSTO (SALARY)

Stamani sveglia comoda, il programma del viaggio prevede tre giorni di riposo (ci vole-vano), perciò possiamo fare le cose con calma. Il bungalow di Elio è vuoto, andiamo a fare colazione al nostro tavolo ci accorgiamo che Lui è già passato. Ci viene incontro Mamy e ci spiega che il Nostro è partito prestissimo per andare a pescare. Decidiamo di raggiungerlo: in fondo si tratta di una passeggiata di dieci minuti. Arriviamo nel posto indicato, una serie di piccoli bungalows con, in fondo, una grande sala ristorante: all’interno troviamo Elio che sta sorseggiando un caffè in compagnia del bizzarro pe-scatore di cui sopra. Si tratta di Francesco, un “quasi giovane” cinquantottenne pie-montese che, dopo una serie di vicissitudini, circa 20 anni fa arrivò in questo posto per praticare la pesca subacquea: s’innamorò dell’azzurro del mare e dell’azzurro degli occhi di Claire, una bella donna malgascia, che in seguito diventerà sua moglie. Gestiscono questo piccolo lodge, ancora in costruzione, lui si definisce un Robinson Crosue del XXI secolo. Mentre Elio sale su una piroga accompagnato da due pescatori, noi rimaniamo a parlare con Francesco che, con spiccato accento francese, ci racconta della sua vita avventurosa, del proprio lavoro in Italia presso un’azienda aeronautica fino al trasferimento definitivo in Madagascar. Sono pochi gli italiani che arrivano nel suo lodge, perciò non ha perso l’occasione per informarsi della situazione politica ed economica del nostro paese.  In ogni spostamento all’interno del lodge, Francesco è seguito, come un cagnolino, da Pippo: una gallina faraona che incredibilmente si è affezionata a Lui e non lo lascia un attimo. Pippo così è sicuro, per ora, di non finire arrosto!!!

Raggiungiamo la spiaggia e attendiamo il ritorno di Elio per cucinare l’abbondante pe-sce pescato. La nostra presenza suscita la curiosità di numerosi bambini: decidiamo di insegnargli il gioco della campana. Dopo un iniziale scetticismo (ma chi sono questi matti vasà – bianchi - che saltellano dentro dei rettangoli disegnati sulla sabbia?) una decina di bimbi hanno iniziato a giocare con noi: ci sembravano molto divertiti. Intanto è in arrivo la piroga di Elio; prendiamo delle capienti ceste di rafia per trasportare il pescato quando arriva la notizia terribile che mai ci saremmo aspettati: il nostro pescatore non ha preso neanche una sardina!!!

Francesco ci spiega che non c’erano le condizioni, perché in questo periodo i pesci restano al di là della barriera e senza una barca a motore è quasi impossibile arrivarci. Claire non si perde d’animo: tira il collo ad un pollo, (Pippo prudentemente resta sem-pre a fianco di Francesco), e in breve tempo prepara un ottimo pranzo. Pasta al sugo (in alcune zone del paese coltivano dei buonissimi pomodori), pollo in padella e una spettacolare insalata di polpi. Dopo un buon caffè malgascio e una tazza di brodo di pollo fumante (!) rientriamo ai nostri bungalows; più tardi scendiamo in spiaggia per fotografare il tramonto. A cena mangiamo pochissimo perché siamo ancora satolli per il pranzo di Claire, forse è il brodo di pollo…..

Domani Elio ci riproverà: Francesco gli fornirà le esche e una nuova canna. La sfida continua….

Anche stasera fa freddo, a letto dormiamo con due coperte di lana.

 

LUN 6 AGOSTO (SALARY)

Stamani Elio è uscito all’alba ed è arrivato al lodge mentre Claire e Francesco stavano ancora dormendo; poco dopo, sempre accompagnato dai due ragazzi del villaggio, è salito sulla piroga diritto verso la barriera per lavare l’onta subita. Quando arriviamo, in un orario certamente più comodo, Francesco ci accoglie imbracciando una chitarra; scopriamo così che in gioventù aveva fatto parte di un gruppo musicale. Ha cantato qualche canzone e abbiamo passato un’ora in allegria.  Scendiamo in spiaggia per attendere il rientro del nostro pescatore portando con noi le solite capienti ceste e finalmente arriva la piroga.

E’ MANCATA LA FORTUNA MA NON IL CORAGGIO.

Oggi i tre marinai si sono spinti un po’ più al largo e hanno pescato 5 piccoli pesci…meglio di niente! La previdente Claire aveva comprato del pesce e ci ha pre-parato un pranzo delizioso: polpette di pesce, filetti di cernia appena scottati conditi con vinagrette, i pescetti fritti di Elio e un pesce CAPITANO, tipico del luogo. Prima dei saluti finali Claire, con il suo bongo, e Francesco hanno cantato per noi alcune canzoni locali accompagnati da un coro di ragazzi del villaggio. Per contraccambiare Italo ha  cantato, riuscendo nella difficile impresa di sbagliare tutte le note, la famo-sa canzone IL RAGAZZO DELLA VIA GLUCK di Celentano. Alla fine dell’esibizione i ragazzi del coro hanno applaudito calorosamente…forse perché era terminato il supplizio. Tornati al nostro lodge abbiamo il tempo per sistemare i bagagli, poi scendiamo in spiaggia per le ultime foto al tramonto di Salary Bay; dopo cena rimania-mo in veranda a commentare le ultime avventure di Robinson Crosue: un personaggio bizzarro ma veramente simpatico e interessante.

 

MAR 7 AGOSTO (SALARY – TOLIARA – RANOHIRA)

Riprendiamo le sane abitudini: sveglia alle 6.00; se il mattino ha l’oro in bocca, noi ormai abbiamo tutti i denti d’oro. Partiamo alle 7.30 e percorriamo la pista che corre verso sud lungo una costa selvaggia e frastagliata. Per lunghi tratti attraversiamo la foresta spinosa, così chiamata per la presenza delle didierea, una specie di cactus detta anche albero del sud perché rivolto sempre verso sud e contro la direzione del vento. Durante una sosta Mamy ci mostra alcuni frammenti di guscio dell’uovo d’AEPYORNIS (uccello elefante), estinto nel XVI sec; il posto è così poco abitato che i reperti si sono conservati intatti per secoli.

Lungo il percorso incontriamo solo degli accampamenti di poche capanne; di fronte ad esse c’è sempre una pentola con del riso su un braciere di carbonella. Anche qui i bambini, costantemente impolverati, ci salutano sorridendo con le manine aperte. Di tanto in tanto incontriamo contadini che trasportano sulle spalle piccoli tronchi necessari per produrre la carbonella: imbracciano fieramente una lancia con una punta affilatissima utile per farsi strada nella foresta e per difendersi dagli animali. L’arma è anche portata per dimostrare forza e virilità.

Dopo 115 km termina la pista sabbiosa e arriviamo a Toliara, la città del sole, in prossimità del tropico del Capricorno.

Per pranzo andiamo in un bel ristorante gestito da un italiano, amico di Francesco, dove mangiamo  dell’ottimo pesce; poi ci rechiamo in una banca per cambiare i soldi. Notiamo che da quando abbiamo lasciato Tana, il giorno dell’arrivo, non abbiamo mai trovato uno sportello bancario. Mentre siamo in attesa del nostro turno osserviamo alcuni clienti in fila: arrivati allo sportello depositano grandi pacchi di banconote. L’Ariary vale pochissimo e come in tutti i paesi con valuta locale debole, occorre un gran numero di cartamoneta per comprare anche le cose più modeste. Per 350 euro ci hanno dato 945.000 Ariary, che abbiamo custodito nello zaino perché non entravano nel portafoglio. Imbocchiamo la Route Nazionale 7 (RN7) in direzione di Ranohira; ci attendono 250 km di strada asfaltata (finalmente). Attraversiamo il villaggio di Ilakaka, nella zona dei cercatori di zaffiri. È notte ma la strada che attraversa il villaggio è affollata. Cercatori di pietre preziose, con ancora addosso la polvere della dura giornata di lavoro, stazionano davanti a banchetti improvvisati dove commercianti armati di una torcia (non c’è elettricità), stimano il valore degli zaffiri. Una volta acquistate le pietre finiscono nei lussuosi negozi ai lati della strada, gestiti da cinesi, cingalesi e pachistani, che con le loro insegne scintillanti (alimentate dai generatori) rompono il buio della notte.

 Il paesaggio è quello tipico del sud malgascio: vegetazione arida, baobab e foresta spinosa. Dalla strada sono ben visibili le grandi tombe delle tribù locali, ricoperte da pitture appariscenti e sormontate dagli Alo Alo, totem funerari in legno finemente scolpiti. Arriviamo in serata all’Isalo Rock Lodge, una serie di basse costruzioni di pietra ad un piano perfettamente integrate nel paesaggio: sicuramente il miglior albergo di tutto il viaggio. L’interno della camera è composto di due ambienti: la zona notte con un comodo letto, il salotto e un grande balcone con due lettini di rafia; la zona bagno con una vasca di granito che si affaccia, attraverso una vetrata scorrevole, sul massiccio dell’Isalo.  Dopo cena a letto perché domani avremo un appuntamento imperdibile: la visita del Parco Nazionale dell’Isalo.

 

MER 8 AGOSTO (RANOHIRA – PARCO ISALO)

Sveglia sempre presto, dopo una buona colazione arriviamo al villaggio di Ranohira dove abbiamo appuntamento con la guida del parco (Touts Saints,tutti i santi) che ci accompagnerà nella visita. Il Parco è una zona sacra perché ospita tombe della tribù Bara; pertanto va visitato con il massimo rispetto e anche qui non si può indicare con il dito indice teso. Dopo circa un’ora di cammino ci fermiamo su una terrazza panoramica affacciata su una grande vallata simile al Grand Canyon e scattiamo qualche foto. Qui accade l’imprevisto; probabilmente a causa di un’indigestione Italo accusa un malore: giramento di testa e nausea. Si accascia su una roccia e lì resta per una decina di minuti; Pina, Elio e le guide sono preoccupate perché sembra qualcosa di grave. Poco dopo però il Nostro si riprende e tranquillizza tutti affermando che stando in una zona sepolcrale, basta scavare una buca, infilarlo dentro ed è tutto finito. Ad ogni modo Pina, Italo e Mamy ritornano al lodge, Elio e la guida continueranno l’escursione da soli. Peccato non poter aver proseguito, ma è stato meglio così: per sicurezza Pina si è fatta promettere da Italo che al parco Isalo ci ritorneranno! Nel pomeriggio Italo ozia in camera, tutti gli altri vanno alla Finestra dell’Isalo, una grande roccia con un’apertura centrale affacciata sul parco, per ammirare il tramonto.

 

GIO 9 AGOSTO (RANOHIRA – FIANARATSOA 280 KM)   

Dopo un riso in bianco (che più bianco non si può) Italo ha passato una notte tranquilla. Stamani lasciamo il lodge a visitiamo nelle foresta di Anja, un parco privato che ospita una colonia di lemuri Makis. Il paesaggio è cambiato: siamo nella zona degli altopiani, c’è molta acqua e i terreni sono tutti terrazzati e coltivati a riso. Con la terra argillosa prelevata dai corsi d’acqua si producono mattoni; lungo la strada incontriamo enormi cataste di laterizi dai quali s’innalzano colonne di fumo: la cottura dell’argilla può durare anche quattro giorni. Questo lavoro impegna molta gente dei villaggi. Gli uomini fanno un impasto di argilla e terra e lo cuociono, i mattoni così prodotti sono trasportati dalle donne in equilibrio sulla testa fino alla strada dove saranno venduti.

All’ora di pranzo arriviamo ad Ambalavao, famosa per la fabbricazione della carta di Antaimoro, prodotta con la scorza delle foglie di papiro, macerata, lavorata e decorata con fiori naturali. Abbaiamo il tempo per curiosare in un mercatino artigianale: è gradevole camminare tra i vicoli, siamo a 1300 mt e ci accompagna un vento fresco riscaldato da un bel sole.  Visitiamo anche un laboratori per la produzione della seta, ricavata dalla lavorazione dei bachi della foresta; i colori usati per tingere il filato sono naturali e provengono dalle cortecce degli alberi. In serata arriviamo a Fianaratsoa; il nostro albergo risale ai primi del ‘900, è una struttura semplice ma dall’affascinante stile coloniale. Dopo cena ci tratteniamo nell’ampia sala da pranzo a sorseggiare un rhum in compagnia di Mamy.

 

VEN 10 AGOSTO (FIANARATSOA – RANOMAFANA)

Nonostante il rhum offerto, non siamo riusciti ad impietosire Mamy che è stato irremovibile: sveglia alle 6.00 e partenza alle 7.15.

Dopo circa 60km di strada asfaltata arriviamo al Parco Nazionale di Ranomafana (Acqua calda in malgascio); prende il nome dalle sorgenti termali della regione; ha una superficie di 41.600 ettari e un’altitudine che va dai 600 ai 1400 mt.

Dopo la bella visita del parco arriviamo al nostro lodge, a poche centinaia di metri dall’uscita. Dopo pranzo abbiamo il tempo per un riposino e alle 15.30 andiamo al  villaggio di Ranomafana, distante circa 5 km. Qui visitiamo, tra l’altro, le terme con la piscina affollata dai giovani del posto. Anche stasera cercheremo di corrompere Mamy con un rhum, eventualmente anche due…

Mamy, dopo aver gradito molto i due rhum, sorridendo ci ha annunciato:

DOMANI SVEGLIA ALLE 6.00.

 

SAB 11 AGO (RANOMAFANA – ANTSIRABE 240 KM)

Oramai rassegnati ubbidiamo senza nemmeno protestare. Oggi c’è una novità, abbiamo deciso di prendere un taxi bruss: IN PIENO!!

Ci spieghiamo meglio: i taxi bruss, come già detto, sono dei vecchi furgoncini da una dozzina di posti in cui ci caricano anche venti persone oltre ad una quantità incredibile di bagagli (motorini, polli, sacchi di carbone, mobili, ecc) stipati sul tetto. Non esistendo in Madagascar un sistema di trasporto pubblico, questi veicoli rappresentano l’unico modo per spostarsi a basso prezzo. Con i motori che sbuffano fumo nero e ansimano percorrendo (chiaramente senza trazione integrale) strade e piste accidentate, collegano tutti i maggiori centri del paese. Trattandosi di macchine fatiscenti, generalmente viaggiano ad una velocità molto bassa. Stamattina nell’affrontare una curva, la nostra jeep si è trovata di fronte un taxi bruss. Tina ha provato ad evitarlo ma l’urto è stato inevitabile. Fortunatamente la velocità ridotta ha evitato gravi conseguenze; il furgoncino ha avuto la fiancata rovinata mentre il nostro fuoristrada ha subito danni nella parte anteriore che gli hanno impedito di riprendere il viaggio. Scendiamo dalla vettura con un grosso spavento e constatato che anche i passeggeri dell’altra macchina stanno bene, qualcuno stava dormendo e ha continuato a farlo,  ci organizziamo sul da farsi. Per mettere in sicurezza i veicoli, chiediamo a Tina di esporre il triangolo. Il suo sguardo stupito è molto eloquente: con un coltello Mamy taglia alcuni rami da un albero e li posiziona in mezzo alla strada. Come triangolo è perfetto…chissà se ha i catarifrangenti.

La nostra guida, dopo aver avvisato l’agenzia che ci occorre un altro veicolo, si accorda con un autista di passaggio per trasportarci fino ad Ambositra, dove è previsto il pranzo e dove arriverà l’altra jeep. Dopo aver salutato calorosamente Tina, saliamo su una vecchia Peugeot, i bagagli che non entrano nel retro li abbiamo sulle gambe, e proseguiamo il nostro viaggio. Che avventura!!!!

Effettuiamo una sosta imprevista perché si è staccata la marmitta, guasto riparato con una pinza e del fil di ferro, arriviamo ad Ambositra, cittadina abitata dall’etnia  Betsileo, rinomata per la lavorazione del legno. La sua posizione ai margini della foresta dell’Est ha favorito la nascita di numerose fabbriche specializzate nella scultura e nell’incisione di motivi tradizionali e geometrici riferiti alla vita quotidiana. Nel pomeriggio visitiamo un laboratorio: dalle veloci mani di un artigiano che utilizzava semplici attrezzi, in pochi attimi è stato creato un piccolo oggetto che Pina ha ricevuto in dono.

Saliamo sulla jeep giunta in sostituzione da Tana e riprendiamo il trasferimento. In serata, dopo aver percorso 240 km, arriviamo ad Antsirabe. Lungo la strada incrociamo gruppi di pousse pousse che si muovono agili in mezzo al caotico traffico di camion e taxi brousses.

Alloggiamo al Royal Palace, un moderno albergo dotato di tutti i comfort. Dopo cena incontriamo Tina che, dopo essere riuscito a far ripartire la jeep, ci ha raggiunto; domani mattina presto ripartirà per portare il fuoristrada in officina.

 

DOM 12 AGOSTO (ANTSIRABE – ANTANANARIVO – PARIGI)

Stamattina sveglia comoda alle 7.30 e partenza alle 9.00.

Oggi inizia la lunga tappa di trasferimento che ci riporterà in Italia. Lasciamo l’ultimo albergo e iniziamo il tragitto fino a Tana (240 km). Il paesaggio è dominato dalla costante presenza delle risaie; in questa zona la terra è molto fertile e gli agricoltori riescono ad ottenere due raccolti l’anno. Quando il clima non è favorevole al riso, negli stessi campi sono coltivate le carote. All’ora di pranzo arriviamo nella cittadina di Ambatolampy, conosciuta in tutto il Paese per la lavorazione dell’alluminio; visitiamo un laboratorio specializzato nella produzione di pentole. Il metallo riciclato da rifiuti, principalmente lattine, è fuso in un crogiolo immerso in un braciere; quando diventa liquido viene versato dentro uno stampo di terra. In pochi minuti l’artigiano davanti a noi ha creato una piccola “cocotte” con tanto di coperchio e manici, una pentola presente in tutte le abitazioni malgasce. Nelle vicinanze si trova un altro laboratorio che produce oggetti vari con le corna degli zebù; naturalmente nelle nostre valige sono finiti anche una pentolina e piccoli oggetti di osso di zebù. La temperatura è fresca: abbiamo mangiato in un bel ristorante con il camino acceso…secondo le ultime notizie in Italia ci sono più di 40°!

Nel pomeriggio arriviamo a Tana. La capitale ci accoglie con un cielo grigio e una pioggia fine. Le strade sono affollate per il mercato e anche perché, essendo giorno di festa, la gente va a vedere le partite di pallone. Dopo 15 giorni di viaggio in zone poco popolate, non siamo più abituati ai rumori del traffico; lentamente ci ri-abituiamo al caos delle nostre città. Arriviamo all’aeroporto che è quasi buio, salutiamo Mamy, una brava guida e un’ottima persona, e attendiamo pazientemente che arrivi l’ora per il check-in.

 

LUN 13 AGOSTO (PARIGI – ROMA)

Il 777 dell’Air France decolla alle 02.00 con un’ora di ritardo; arriverà in ogni modo a Parigi nell’orario previsto. Alle 12.30 saliamo sul volo Alitalia e arriviamo a Roma alle 14.40.  a Fiumicino ci aspetta il titolare dell’agenzia “CIPENSAPENSA TRANSFER IN TUTTO IL MONDO E ANCHE OLTRE”: la vacanza è davvero finita!!!!

Una vacanza così avventurosa poteva terminare in un modo così banale e scontato?

Certamente no! Infatti, quando arriviamo al nastro per la consegna dei bagagli, veniamo a conoscenza dello “scherzo” che ci hanno fatto durante la sosta a Parigi: non hanno imbarcato le nostre 5 borse. Proprio quello che ci voleva dato che siamo svegli da più di 30 ore! Dall’Alitalia ci informano che 3 bagagli arriveranno con il volo succes-sivo due ore più tardi, gli altri due addirittura con un altro volo dopo ulteriori 90 minuti. Alla fine tutto si è risolto, i bagagli sono arrivati, Elio è partito per Velletri e noi finalmente a Roma dove ci aspettano, come da tradizione BUCATINI ALL’AMATRICIANA E FETTINE PANATE a casa di Papà e Mamma.

Ora è veramente finito questo bellissimo, faticoso ma affascinante viaggio…un viaggio vero!!!!!  E ricordate:

L’UNICA SPESA CHE TI RENDE PIU’ RICCO E’ VIAGGIARE!!!!

L’essenza del nostro viaggio in Madagascar sta in una parola: semplicità. Semplice come la dura vita dei suoi abitanti, che si può racchiudere in un proverbio malgascio:

HAI UN DENTE SOLO? SORRIDI ALMENO CON QUELLO!!!

 

E’ DOVEROSO SPECIFICARE CHE LE INFORMAZIONI LE ABBIAMO TRATTE DA GUIDE TURISTICHE, WIKIPEDIA, CATALOGHI ecc. PER IL RESTO CI ASSUMIAMO TUTTE LE RESPONSABILITA’…..

PINA ITALO & ELIO   

Chi ha avuto la pazienza di leggerci fino in fondo avrà certamente compreso che il Madagascar è uno dei paesi più poveri del mondo. Per chi avesse in programma un viaggio in quest’isola, ci permettiamo di suggerire di portare nel proprio bagaglio oggetti da lasciare alla gente locale. Serve di tutto: dagli articoli di cancelleria per le scuole (come abbiamo fatto noi) ai giocattoli, saponette e pannolini. Consigliamo anche di portare capi d’abbigliamento da lasciare sul posto: saranno sicuramente graditi… e così ci sarà più spazio in valigia per gli oggetti d’artigianato da comprare nei villaggi senza incorrere nelle sanzioni previste dalle compagnie aeree per il superamento del peso delle valige imbarcate.

L’ISOLA DEI BAMBINI NON SOLO DELLA VANIGLIA

L’ultima stima del 2009 faceva registrare una popolazione di 19.625.030 abitanti, con un tasso di crescita costante del 3%, quasi la metà (43,7%) della popolazione è al di sotto dei 14 anni. Ovunque vi recherete il sorriso di un bambino vi farà compagnia, con allegria e spensieratezza, circondati da una povertà estrema che non si può neanche immaginare di velare un po’. La si tocca e la si respira in ogni angolo del paese, perchè viaggiare in Madagascar è esplorare una delle terre più belle e povere al mondo. Si rimane sorpresi dalla dignità della popolazione, ospitale, tollerante e sorridente. Grandi lavoratori, sereni e con un’apparenza di pudore. Tradizioni ataviche, quali ad esempio i “Fady” (tabù), azioni proibite che, se vigenti in qualche comunità, sona da rispettare scrupolosamente. Ad esempio accarezzare la testa dei bambini può essere proibito in qualche villaggio, così come scattare delle foto a persone. È meglio chiedere sempre il permesso con un sorriso, il passepartout valido in ogni parte del mondo. Chi si affaccia, con un po’ di cuore, in questa realtà, non può non rimanere del tutto indifferente.

VIAGGIATORI, NON SOLO TURISTI

Il Madagascar è una di quelle mete che da sempre affascina i grandi viaggiatori per i suoi scenari emozionanti e per una natura unica ed incontaminata. E’ una destinazione, però, dove il turismo è ancora agli albori e poco si presta a chi esige durante il proprio viaggio uno standard qualitativo di alto livello. La maggior parte delle strutture alberghiere è semplice, gli hotel discreti sono pochi e con un numero di camere limitato non sufficiente a soddisfare le richieste durante il periodo dell’alta stagione.  In generale è sempre richiesto un buono spirito d’adattamento. Non a caso si dice che un viaggio in Madagascar è raccomandato a veri viaggiatori più che a turisti. Certamente però la bellezza e l’unicità del Paese ripagheranno a pieno da qualsiasi imprevisto. Così come riportato dalle principali guide turistiche, il periodo segnalato come il migliore per intraprendere un viaggio in Madagascar, corrisponde spesso all’inverno locale da Maggio a Settembre, in concomitanza con la stagione secca quando i cieli appaiono luminosi e tersi. Ma a Luglio ed Agosto sulla regione centrale dell’altopiano le temperature possono essere rigide, soprattutto la notte. La maggior parte degli alberghi non dispone di riscaldamento. È consigliabile quindi prevedere in valigia dei capi pesanti adottando il classico abbigliamento a strati in quanto in tarda mattinata la temperatura torna ad essere mite e piacevole. Per chi desidera trascorrere dei giorni al mare nella zona meridionale del paese, è bene ricordare che anche qui, benché le temperature siano più alte dell’altopiano, la sera può far freddo, così come nel pomeriggio non si esclude la presenza di venti sostenuti. Il nord del Madagascar durante i mesi invernali, Luglio e Agosto, presenta un clima più caldo. Gli appassionati di botanica ricordino che le stagioni sono inverse alle nostre e soprattutto la fioritura può risentirne durante i mesi invernali.

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Commenti

Bello il diario e bello il

Bello il diario e bello il viaggio.
Complimenti

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